Tropico 5, il videogico che fa tremare i dittatori

Bannato in Thailandia perché inciterebbe alla ribellione. Tropico 5, della casa di produzione tedesca Kalypso, è un semplice gioco manageriale, in cui si deve costruire e far prosperare una città dei Caraibi, partendo dall’epoca coloniale e arrivando fino ai giorni nostri. La giunta militare attualmente al potere nel Paese asiatico ha però pensato che la trama “potrebbe danneggiare la pace e l’ordine” e ne ha sospeso la vendita su tutto il territorio nazionale.

Tropico5

Uno screenshot di Tropico5 (fonte: tropico5.com)

Nel videogioco, dove non mancano gli spunti ironici e paradossali, si vestono i panni di “El Presidente”, un capo di stato dai poteri assoluti, che deve mantenere il potere attraverso i secoli intrallazzando con i capi delle varie superpotenze, riscrivendo via via la Costituzione, usando sapientemente i mezzi di informazione e imponendo, alla bisogna, ferree regole di disciplina. Dettagli che evidentemente non sono piaciuti alle forze dell’ordine, che hanno deciso di correre ai ripari.

La giunta militare, salita al potere il 22 marzo dopo un colpo di Stato, ha ridotto la libertà di parola, chiuso 10 canali televisivi satellitari, vietato la vendita di alcol e sigarette e imposto una rigida censura, tagliando da film e programmi televisivi tutte le scene ritenute immorali o critiche verso la monarchia. Finora, però, nessuno era arrivato a scagliarsi contro un innocuo giochino in stile Sim City. «La decisione di vietare il gioco è proprio nello stile di El Presidente», ha commentato Stefan Marcinek, dirigente di Kalypso.

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Codebabes, la programmazione spiegata agli allupati

L’idea è semplice: imparare a programmare è noioso? Allora meglio mischiare le nozioni di base con qualcosa di più divertente. Tipo il sesso. Sul sito Codebabes, già da molti ribattezzato “il più sessista del web”, graziose signorine impartiscono lezioni di html, css, seo e, ad ogni esercizio svolto correttamente, si tolgono un indumento. Si possono inviare suggerimenti per nuovi corsi o proporsi come modella tramite il modulo “be a Babe”.

 

 

Facendo un giro tra i materiali disponibili i non iscritti non si capisce quanto la cosa sia seria (a me la nudità delle insegnanti pare un notevole elemento di disturbo alla concentrazione) e quanto una provocazione ben organizzata. “Se offendiamo qualcuno non è nostra intenzione, e sicuramente al mondo ci sono problemi più gravi di cui occuparsi”, si legge tra le note. Di certo Codebabes ha avuto il merito di coalizzare due categorie improbabili come femministe e programmatori – stufi dello stereotipo del nerd che non batte chiodo – che hanno massacrato congiuntamente l’iniziativa su Twitter.

 

Qualcuno si è anche divertito a creare a tempo di record un sito satirico gemello, chiamato elegantemente Codedicks, con protagonisti uomini. Stessi corsi, ma liveli differenti: se Codebabes va da “vergine” ad “avanzato”, qua si va da “sessista” a “minchione”. Nessun video ancora disponibile, ma anche qui c’è la possibilità di candidarsi come insegnante. Peccato che il link “be a dick!” (letteralmente “sii un cazzone”) non rimandi a un modulo di iscrizione ma direttamente alla homepage di Codebabes.

 

La homepage di Codedicks

La homepage di Codedicks, con uno degli “insegnanti”

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Se per difendere i gay metti Putin in tutù

Vladimir Luxuria ha scelto la bandiera arcobaleno per protestare contro il suo omonimo Vladimir Putin. Che sembra non abbia gradito, ma si è limitato a trattenere Luxuria per qualche ora. Molto meno tradizionale – e molto meno semplice da fermare – è il metodo di contestazione scelto dal 23enne olandese Robin Ras.

Una schermata del gioco

Una schermata del gioco

Il giovane, per protestare contro le leggi omofobe russe, ha creato un videogame su misura. Protagonista il presidente russo, che lotta per l’oro nel pattinaggio su ghiaccio indossando un tutù rosa confetto. Il nostro Vladi deve evitare le foto della Merkel, le maschere da Pussy Riot ma anche tutti gli oggetti da macho che cadono dall’alto e raccogliere solo i mazzi di rose e i pupazzi lanciati dal pubblico. Insomma, una valanga di stereotipi sui gay usati – almeno nelle intenzioni dello sviluppatore – in difesa degli stessi.

Il fine dichiarato era infatti era quello di trasformare Putin in una figura “gay friendly”. Il risultato è incerto e le reazioni della comunità LGBT (nonché dei pattinatori su ghiaccio) non sono pervenute. Il destinatario avrà probabilmente trovato il giochino irritante e forse a Robin bastava questo. Se volete dare un’occhiata e farvi un’idea, trovate il gioco su GamesOnly. Il nostro giudizio è: bella idea iniziale, pessimo svolgimento. Tifiamo ancora per il metodo Luxuria.

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Elezioni USA: se Obama vince nonostante Halo 4

Tutto è bene quel che finisce bene. Ovvero con una foto di Obama e Michelle diventata l’immagine più virale di tutti i tempi e un’affluenza alle urne americane che neanche quattro anni fa, quando un afroamericano alla Casa Bianca sembrava pura fantascienza. Ma al disastro ci è mancato tanto così. Almeno secondo la Fox.

In un articolo pubblicato poco prima delle elezioni, la rete ha analizzato una delle più probabili cause di astensionismo: l’uscita, proprio il 6 novembre, di Halo 4. La tesi era che i ragazzini chiamati per la prima volta a eleggere il presidente sarebbero stati così catturati dal gioco da dimenticarsi di andare a votare.

Il manifesto che invita i ragazzi ad andare a votare (fonte: foxnews.com)

Forse anche per allontanare tali sospetti la Microsoft ha partecipato alla campagna “Rock the vote”, rivolta ai giovani elettori. E ha tappezzato le città di manifesti in cui John-117, il protagonista del gioco invita a recarsi alle urne. Ha addirittura promesso di regalare a chi avesse seguito i dibattiti elettorali attraverso la Xbox un’armatura nuova di zecca per il proprio avatar.

“Ci sarà sempre una certa percentuale di ragazzi troppo cinici e ignoranti per prendersi il disturbo di andare a votare”, ha commentato Jon Peddie, uno studiosi di videogiochi interpellato sulla questione. “Direi tra il 15 e il 15%. Sono in genere quegli idioti che passano la maggior parte del tempo a guardare le tette dei personaggi femminili. Per loro Halo 4 è più interessante di qualcosa che richiede uno sforzo mentale.” Forte e chiaro, Jon. E ringraziamo tutti sentitamente Halo, che ci sfoltisce l’elettorato.

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Kuma War, Gheddafi, e le guerre degli altri

Un anno esatto dalla morte di Gheddafi. Poche ore dalla morte di suoi figlio Khamis. Per Kuma War, il portale di videogiochi (anzi, il portale di “ricostruzioni giocabili di combattimenti”), non è passato nemmeno un giorno. Il faccione del colonnello, reso ancor più grottesco dalla ricostruzione al computer, accoglie i visitatori. Dietro di lui, un pozzo di petrolio in fiamme.

È  solo l’ultimo del 108 episodi di guerra che i simpaticoni della Kuma hanno deciso di trasformare in videogioco. Per il sollazzo di un plotone di fanatici che vogliono provare il brivido di uccidere Bin Laden o dare la caccia a Saddam. Non un gioco di guerra qualunque, quindi, senza collocazione geografica o lontano nel tempo, ma una simulazione vera e propria, con strade rifatte mattone per mattone, nomi, facce, villaggi veri, spesso con tragedie successe l’altroieri.

L’alter ego digitale di Gheddafi (fonte: kumagames.com)

L’episodio 108 in questione mette nei panni di un ribelle libico, stremato dopo otto mesi di lotte terribili, che ha in compito di scovare l’ex rais nascosto come un topo, uccidere i suoi ultimi seguaci e catturarlo (anche il clone virtuale alla fine morirà per le ferite riportate), tra il giubilo della folla e l’agognata “mission accomplished”, che fa sentire tutti un po’ eroi.

Come se davvero – per chiunque, da qualunque punto di vista lo si guardi – ci potesse essere qualcosa di divertente in tutto ciò.

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Pikachu, la PETA e il tiranno oppressore

I Pokemon, come sa chiunque abbia avuto la sfortuna di nascere dopo il 1985, sono dei graziosi mostriciattoli giapponesi dai superpoteri bizzarri, protagonisti dell’omonimo videogioco e di una serie di cartoni animati dal successo planetario. Possono essere imprigionati in una sfera grossa come un pugno e addestrati a lottare tra loro.

Niente di male, direte voi. È una serie animata, mica un combattimento tra galli. Forse. Non la pensa così la Peta. La famosa associazione animalista americana, (che riesce a darci sempre grandi soddisfazioni) ha deciso di approfittare del rilascio del nuovo capitolo Pokémon Black and White 2 per denunciare le condizioni di sfruttamento delle povere creature, al grido di “gotta free ‘em all.”

La schermata iniziale di Pokemon Black&Blue

Il risultato è una versione antispecista dal titolo Black and Blue, che consente ai bambini di “aiutare Pikachu e i suoi amici a liberarsi dal crudele oppressore e riguadagnare la libertà”. Perché “le specie non umane” non sono da sfruttare per ricavarne “cibo, vestiti, test scientifici o per il nostro divertimento”.

Ora, amici della Peta. Mi state anche simpatici e non so come spiegarvelo. Non vorrei provocarvi un trauma. Ok, ci provo. I Pokemon non sono animali veri. Sono finti. Vedete? Quello è un pixel. E quello non è sangue. È succo di pomodoro. E sì, non esistono nemmeno le renne di Babbo Natale. L’ho detto. Sì, lo so, è stata dura per tutti. Coraggio, che poi passa.

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Presidenziali USA: se alle elezioni si candida un’orchessa

Per fortuna – fortuna nostra, sfortuna altrui – non tutte capitano sempre a noi. A noi tocca Giovanardi, per dire. Ad altri il Partito Repubblicano del Maine. Che, in piena campagna elettorale, ha deciso di sparare tutte le cartucce. E ha rivelato alla collettività un terribile segreto: Colleen Lachowicz, candidata democratica al Senato, gioca a World of Warcraft.

Non solo. Nella sua doppia vita è un’orchessa assassina di livello 68, che risponde all’orrendo nome di Santiaga. Abbastanza per farle perdere le elezioni, ha pensato il suo avversario Tom Martin. Il fatto che 10 milioni di statunitensi giochino regolarmente a Wow, metà dei quali tra le fila dell’Orda (le “forze del male”, nel mondo del gioco) non sembra averlo turbato minimamente.

Il volantino che accusa la candidata democratica (fonte: Politico.com)

Il volantino che accusa la candidata democratica (fonte: Politico.com)

E nemmeno il fatto che il suo compagno di partito Ron Paul, durante la campagna per le Presidenziali del 2008, avesse organizzato addirittura un corteo virtuale all’interno del gioco. Però la parata era organizzata nei territori dell’Alleanza, gestiti da gnomi, elfi e nani e senza alcuna traccia di troll, zombie o goblin. Si sa che i Reppubblicani ci tengono, a certe formalità.

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