Kuma War, Gheddafi, e le guerre degli altri

Un anno esatto dalla morte di Gheddafi. Poche ore dalla morte di suoi figlio Khamis. Per Kuma War, il portale di videogiochi (anzi, il portale di “ricostruzioni giocabili di combattimenti”), non è passato nemmeno un giorno. Il faccione del colonnello, reso ancor più grottesco dalla ricostruzione al computer, accoglie i visitatori. Dietro di lui, un pozzo di petrolio in fiamme.

È  solo l’ultimo del 108 episodi di guerra che i simpaticoni della Kuma hanno deciso di trasformare in videogioco. Per il sollazzo di un plotone di fanatici che vogliono provare il brivido di uccidere Bin Laden o dare la caccia a Saddam. Non un gioco di guerra qualunque, quindi, senza collocazione geografica o lontano nel tempo, ma una simulazione vera e propria, con strade rifatte mattone per mattone, nomi, facce, villaggi veri, spesso con tragedie successe l’altroieri.

L’alter ego digitale di Gheddafi (fonte: kumagames.com)

L’episodio 108 in questione mette nei panni di un ribelle libico, stremato dopo otto mesi di lotte terribili, che ha in compito di scovare l’ex rais nascosto come un topo, uccidere i suoi ultimi seguaci e catturarlo (anche il clone virtuale alla fine morirà per le ferite riportate), tra il giubilo della folla e l’agognata “mission accomplished”, che fa sentire tutti un po’ eroi.

Come se davvero – per chiunque, da qualunque punto di vista lo si guardi – ci potesse essere qualcosa di divertente in tutto ciò.

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Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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