Tropico 5, il videogico che fa tremare i dittatori

Bannato in Thailandia perché inciterebbe alla ribellione. Tropico 5, della casa di produzione tedesca Kalypso, è un semplice gioco manageriale, in cui si deve costruire e far prosperare una città dei Caraibi, partendo dall’epoca coloniale e arrivando fino ai giorni nostri. La giunta militare attualmente al potere nel Paese asiatico ha però pensato che la trama “potrebbe danneggiare la pace e l’ordine” e ne ha sospeso la vendita su tutto il territorio nazionale.

Tropico5

Uno screenshot di Tropico5 (fonte: tropico5.com)

Nel videogioco, dove non mancano gli spunti ironici e paradossali, si vestono i panni di “El Presidente”, un capo di stato dai poteri assoluti, che deve mantenere il potere attraverso i secoli intrallazzando con i capi delle varie superpotenze, riscrivendo via via la Costituzione, usando sapientemente i mezzi di informazione e imponendo, alla bisogna, ferree regole di disciplina. Dettagli che evidentemente non sono piaciuti alle forze dell’ordine, che hanno deciso di correre ai ripari.

La giunta militare, salita al potere il 22 marzo dopo un colpo di Stato, ha ridotto la libertà di parola, chiuso 10 canali televisivi satellitari, vietato la vendita di alcol e sigarette e imposto una rigida censura, tagliando da film e programmi televisivi tutte le scene ritenute immorali o critiche verso la monarchia. Finora, però, nessuno era arrivato a scagliarsi contro un innocuo giochino in stile Sim City. «La decisione di vietare il gioco è proprio nello stile di El Presidente», ha commentato Stefan Marcinek, dirigente di Kalypso.

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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