Dead or Alive: “Più tette, o non lo compriamo”

Yohei Shimbori, direttore della Team Ninja, ci aveva provato. Stufo, assieme alla sua azienda, di tutti quei picchiaduro pieni di guerrieri muscolosissimi e lottatrici prosperose, seminude aveva deciso che, nel nuovo Dead or Alive 5, le graziose pulzelle avrebbero avuto qualche vestito in più e qualche taglia di reggiseno in meno.

DeadorAlive5

Una guerriera di dead or Alive 5 in tenuta da combattimento (fonte:Gamespot.com)

Non l’avesse mai fatto. La versione demo del gioco è stata sommersa dalle critiche. E da un’unica, impellente richiesta: “Dateci più tette!”. Nessun rilievo sulle caratteristiche fisiche dei personaggi maschili. Dei quali in fondo non gliene frega una cippa a nessuno.

Detto, fatto. Sesta politica a tutte e amici come prima.

A uso e consumo dei giocatori di Dead or Alive, ecco un assaggio del gioco. Comunque vorrei ricordare loro che You Porn è aperto dal 2006. È gratis. E dentro c’è addirittura gente vera.

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L’iPhone 5, visto dalla Cina

L’iPhone5 non aveva fatto in tempo ad uscire che già le parodie impazzavano. Sulle presunte strepitanti novità del nuovo giocattolino made in Apple ma non solo. Ad esempio, il canale YouTube Tea&Cheese ha pubblicato il trailer di un finto videogioco che mette nei panni di un lavoratore (o di un dirigente) della famigerata fabbrica Foxconn. Al grido di “sfruttare i lavoratori cinesi è strepitoso!”

Un vero videogioco sul tema, in effetti, esiste già da un paio d’anni, ma non ha avuto vita facile. Si tratta di Phone Story, una app che ha di sicuro toccato molti nervi scoperti (ed è stata bandita dagli App Store).

Creatura di Molleinustria, Phone Story è un gioco che denuncia il lato oscuro della mela morsicata. La terribile vita dei lavoratori addetti all’estrazione delle terre rare, i ritmi serrati nelle fabbriche di assemblaggio che hanno portato diversi lavoratori al suicidio, gli effetti del martellamento pubblicitario, i pericoli dei rifiuti tossici.

Il livello dedicato allo smaltimento dei rifiuti pericolosi (forte: PhoneStory.org)

L’applicazione è stata giudicata non conforme dalla Apple perché presenta scene di violenza sui minori (i bambini di cui si denuncia lo sfruttamento) e contenuti discutibili (a giudizio – si capisce – della stessa Apple).

Su Android, Phone Story continua a essere tranquillamente scaricabile. Il 30% del ricavato va a Google, il 70% a Molleindustria, che lo rigira direttamente alla Sacom (Students and Scholars Against Corporate Misbehavior), un’associazione di Hong Kong che sta lavorando proprio sul caso Foxconn.

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La guerra contro l’Armenia diventa un videogioco

Non solo a stelle e strisce e nemmeno illuminati. I videogiochi di guerra sono uno strumento di propaganda ottimale per tutti, dalla Russia di Putin all’Iran delle milizie Basiji . Ora ci si mette anche l’Azerbaigian.

Un frame del gioco (fonte: asbarez.com)

Un frame del gioco (fonte: asbarez.com)

Stavolta non è lo Stato a svilupparlo ma un singolo cittadino: Farid Hagverdiev, studente diciannovenne molto patriottico e dai genitori facoltosi, ha passato due anni della sua vita a sviluppare İşgal Altında, “Sotto occupazione”. Il gioco racconta la presa della città di Shusha nel 1992 da parte dell’esercito armeno, allora in guerra con l’Azerbaigian. Protagonista un coraggioso soldato azero che si oppone all’avanzata dei nemici combattendo casa per casa, tra mucchi di cadaveri, palazzi incendiati e generosi schizzi di sangue.

Il ragazzo ha detto di essersi ispirato a Call of Duty e Counter-Strike e ha deciso, per incentivare ulteriormente lo spirito patriottico dei suoi coetanei, di consentire il download gratuito del gioco. Il ministero della Gioventù ha apprezzato il gesto e ha organizzato una presentazione ufficiale nella capitale Baku. Da quanto si più vedere dai commenti online, gli armeni non l’hanno presa benissimo.

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Come ti punisco l’Iran (bloccando World of Warcraft)

Come castigo, a letto senza Word of Warcraft. Una minaccia che potrebbe provenire da una qualunque mamma esasperata. Invece arriva dagli Stati Uniti, che hanno deciso di punire così i giocatori dell’Iran. La Blizzard ha spiegato di aver dovuto chiudere gli accessi al gioco per allinearsi con le sanzioni imposte allo “Stato canaglia”, con cui è vietato avere rapporti commerciali. Sempre per questo motivo, l’azienda non potrà risarcire gli utenti improvvisamente tagliati fuori.

La sfida tra Usa e Iran ora passa anche attraverso il mondo incantato di Wow (fonte: dark.pozadia.org)

La sfida tra Usa e Iran ora passa anche attraverso il mondo incantato di Wow (fonte: dark.pozadia.org)

Un’altra versione sostiene che sia stato il governo iraniano a spingere per il blocco del gioco: alcuni partecipanti sono stati infatti reindirizzati a una pagina che spiega come Wow sia stato bloccato perché promuove “superstizione e mitologia”. Alcuni giocatori riescono ancora a connettersi attraverso dei proxy posti al di fuori dei confini iraniani.

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Assange, Wikileaks e un mondo che fa acqua (da tutte le parti)

Ne è passata di acqua sotto i ponti dal dimenticabile Wikileaks The game, che mostrava un arzillo Assange rubacchiare informazioni sotto la scrivania di Obama. Due anni dopo Wikileaks langue, lontana dai fasti di un tempo, con il suo fondatore bloccato da mesi nell’ambasciata ecuadoregna di Londra.

Chi volesse rivivere i tempi d’oro (ma anche chi ha sempre sentito parlare di Wikileaks senza mai prendersi la briga di approfondire la questione) può farlo con due videogiochi gratuiti disponibili in rete. Il primo, You Shall Know The Truth, piuttosto didascalico, consente di ripercorrere tutti i segreti più scottanti rivelati dall’organizzazione, mettendo il giocatore nei panni di un agente segreto in cerca di prove da distruggere. A seconda delle scelte (anche di coscienza) fatte cambia il finale

Una schermata di You Shall Know The Truth

Una schermata di You Shall Know The Truth (fonte: gamesforchange.org)

Il secondo, semplice ma di grande impatto visivo, è stato creato da quei geniacci di Molleindustria, che hanno voluto rendere visivamente l’organizzazione del potere mondiale secondo Assange. Si chiama Leaky World. Anche qua si gioca nei panni del “carttivo”, un regista occulto che fa scorrere le informazioni riservate da un punto all’altro del pianeta. Lo scopo è quello di collegare i vari punti nevralgici senza sovraccaricarli. In caso contrario inizieranno immediatamente a “perdere acqua” (“leak” significa letteralmente falla, fessura), creando un’onda lattiginosa che minaccia di sommergere tutto il planisfero. Compreso, almeno stando agli ultimi fatti di cronaca, lo stesso Assage.

Uno screenshot di Leaky World (fonte: Molleindustria.org)

Uno screenshot di Leaky World (fonte: Molleindustria.org)

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Pussy Riot: se non puoi batterle, prova ad abbatterle

Ci sono manifestazioni in tutto il mondo per la loro liberazione. E poi c’è chi spara loro addosso. Perché essere contro Putin e in più atee e donne costituisce un’offesa maggiore di quella che che possa tollerare un gruppo di nazifascisti serbi. Gente che difficilmente si vorrebbe incontrare la sera per strada.

Amnesty International si batte da mesi per la liberazione delle tre ragazze

Giocare al tiro al piattello con le Pussy Riot, il gruppo punk russo condannato per “teppismo” per aver inscenato una preghiera contro Putin, è una cosa che il gruppo di estrema destra Nasi non ha in potere di fare. Così si sfoga con questo giochino dalla grafica elementare che consente di prendere di mira i loro passamontagna colorati.

Ogni volta che si colpisce il trio (con un gran rumore di colpi di fucile) compare lo slogan in russo “Morte ai nemici”. Un comunicato stampa sul sito avverte che naturalmente il gioco non vuole spingere ad ammazzare nessuno. Lo si fa per farsi quatto risate, cosa avevate capito?

Una schermata di “Shoot the Pussy Riot”

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Pomodori contro (Super) Bloody Mario

Mentre gli Usa si preparano alle elezioni prossime venture a colpi di videogiochi (i più famosi sono Political Machine e Elecion Game, che consentono di provare l’ebbrezza di una corsa alla Casa Bianca), l’Italia rumoreggia, da mesi in bilico sulle elezioni anticipate.

Lo scontento verso la classe politica, specie in questo agosto di mancate partenze e ferie ridotte, è tangibile. Nei bar, sugli autobus e anche – soprattutto – sulla Rete. Lungi dal volersi mettere nei panni della propria classe politica, gli italiani optano per il lancio di ortaggi. Virtuali, per il momento.

La schermata introduttiva di Blody Monti

I più entusiasti possono scaricare anche il wallpaper del gioco

Chi volesse sfogare la sua frustrazione contro il governo in carica non deve fare altro che connettersi a Facebook o a Libero.it caricare l’applicazione Bloody Mario, e prendere bene la mira. L’ambientazione, in “Tassilvania”, dove si muovono un presidente del Consiglio dai tratti vampireschi (e insolitamente scurrile) e un ministro del lavoro trasformato in pipistrello dice già molto sulla posizione degli sviluppatori.

I tempi di Super Mario non sono mai stati così lontani.

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