Cow Clicker, il miglior gioco in Facebook sui giochi in Facebook

Ho da poco fatto una scoperta geniale: Cow Cliker. Ammetto la mia ammirazione sia per il gioco, in cui mi sono imbattuta poco fa su Facebook, sia per il suo creatore Ian Bogost, videogame designer e ricercatore della Georgia Tech.

Il funzionamento è semplice: si accede all’applicazione tramite il proprio profilo e si riceve una mucca bianca dall’aria perplessa di cui prendersi cura. Ci si può cliccare sopra. Dopo sei ore ci si può cliccare sopra di nuovo. E così via. In cambio di monete virtuali, è possibile azzerare il contatore orario e ricliccare sopra il vostro vitello preferito anche più spesso.

Si può scegliere - avendo i soldi - tra 50 specie di mucche diverse (foto: Bogost.com)

Ad ogni click si ricevono dei punti, per poter acquistare poi delle mucche perplesse “premium”, dorate, a fiorellini o a nuvolette, vestite da Mao o da Hello Kitty. Si può anche cliccare sulle mucche dei propri amici e stringere amicizia con loro.

Non è tutto. Sul pacifico mondo di Cowlandia incombe una Cowpocalypse, che potra essere rimandara di trenta secondi a ogni clic o facendo offerte (in Mooney, ovviamente, la moneta del gioco) per placare le divinità bovine. Elettrizzato dal successo, Bogost ha anche lanciato un’applicazione iPhone, un banner e addirittura un motore di ricerca, Moogle.

Il risultato è un Farmville condensato e congelato nella sua assurdità compulsiva e nelle sue incomprensibili richieste di denaro vero in cambio di beni virtuali. Ironicamente e terribilmente noioso. Una rivincita per chiunque si sia mai chiesto cosa abbiano i social games su Facebook di così affascinate.

Ps: Per chi volesse approfondire, le basi teoriche di Cow Cliker sono spiegate qui. Chi invece volesse solo giocare, si sbrighi a registrarsi: la Cowapocalypse è a soli 15 giorni di distanza, se nessuno la ferma. E non vi dimenticate di cliccare la mia mucca.

Moogle, il primo motore di ricerca a misura di mucca

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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