“Finché World of Warcraft non ci separi”

I tradimenti? L’educazione dei figli? Le invadenze della famiglia d’origine? La gestione del denaro? No, i videogiochi.

Secondo Divorce Online, la dipendenza da mondi virtuali è la causa – più spesso una delle concause – del 15% dei divorzi inglesi tra gennaio e aprile di quest’anno. Sono in genere le donne ad accusare i mariti di passare  più tempo su internet che in famiglia. Sul banco degli imputati, soprattutto World of Warcraft e Call of Duty.

Se per il vostro matrimonio scegliete questi inviti, poi non venite qui a lamentarvi (foto slashgamer.com)

La notizia è rimbalzata sui giornali, scatenando il dibattito. Il Daily Mail ha raccolto la storia della 24enne Jessica Ellis, che ha chiesto la separazione quando il marito ha iniziato a passare più di 8 ore su Wow.  Ad attrarre il compagno, secondo la ragazza, non era in gioco in sè quanto la possibilità di rimanere in contatto con gli amici lontani (la coppia si era trasferita da poco dal Sudafrica). Jessica, pur cercando di comprendere, non ha retto a lungo a una tale mancanza di attenzioni.

In altri casi il problema è proprio la “game addiction” che, se non curata da un esperto, può sommarsi o sostituirsi ad altre forme di dipendenza e innescare un circolo vizioso.

Ma c’è chi non ci sta. Alcuni siti di gamers, come Spong.com e ComputerandVideoGames.com sostengono che la statistica di Divorce Online si basa un campione troppo ristretto per essere considerata attendibile. E che, nella maggior parte dei casi, i videogiochi non sono la causa, ma la conseguenza. I mariti avrebbero trovato un modo comodo, piuttosto codardo ma al riparo dalle intemperie e a portata di frigo,  per scappare da una relazione già infelice. Una sorta di “Marge, vado da Boe!” versione 2011.

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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