Dalle foibe agli zainetti: tutti gli usi impropri del Tetris

Blocchetti umani. Una fila di ragazzi con i loro zainetti che si lanciano da un palazzo e si incastrano uno nell’altro – terrorizzati ma illesi – in fondo a un cantiere. Grazie alla mano sicura del giocatore.

E’ il Tetris visto dalla Eastpak, che ha deciso di lanciare un nuovo gioco per aumentare il traffico della sua pagina facebook.  “Built to resist” assicura lo slogan: che tu ti perda nel deserto (una delle scorse campagne mostrava uno zainetto intatto sulle spalle scheletro riarso) o decida di buttarti dal decimo piano, di sicuro il tuo acquisto se la caverà meglio di te.

Una schermata della mia partita su Facebook

L’applicazione assomiglia preoccupantemente a Fojba 2000 (che potete trovare ancora qui), una simpatica rivisitazione creata dalla la testata slovena on line Mladina, che ha pensato bene di sotituire i mattoncini con i corpi dei partigiani titini e dei filonazisti domobranci- si può scegliere di gettare gli uni o gli altri, o entrambi: par condicio totale-, da incastrare all’interno di una fossa comune. All’epoca  lo humor nero non era stato affatto gradito il gioco era stato oggetto di un’interrogazione parlamentare italiana ed era stata invocata la censura – chissà se capiterà di nuovo.

Titini e filonazisti in Fojba 2000

Titini e filonazisti in Fojba 2000 (foto: Mladina.sl)

Qualche anno prima che uscisse Fojba 2000, il designer Raph Koster già aveva ipotizzato una versione di Tetris in cui i blocchetti erano sostituiti da corpi umani contorti. Voleva dimostrare come un mutamento minimo del contesto potesse trasformare un innocuo puzzle in un gioco sordido su un genocidio.

Certo non immaginava che qualcuno avrebbe messo in pratica la sua idea di lì a poco. Tanto meno che finisse trasformata in una trovata pubblicitaria.

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Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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