La crisi delle sale giochi: ora si bigia a casa, grazie alla Wii

Fare forca, marinare, fare filone, fare puffi, bruciare, fare sega. O, a Milano e limitrofi, bigiare. Insomma, saltare la scuola. Per chi è nato negli anni ‘80, le sale giochi sono questo: i luoghi ideali per nascondersi e far fuori la paghetta.  Meno di 15 anni dopo a bigiare non ci va più nessuno, anche perché l’orario non lo consente.

Il Play-Up di Loreto,  24 piste da bowling e settore dedicato agli arcade, non apre prima delle tre e mezza. L’odore di muffa è quello tipico dei cinema interrati del centro di Milano ed è l’unica cosa che ricorda il fascino romantico dalle sale di un tempo. Il resto è ovattato, smussato, illuminato dal neon. È domenica pomeriggio e sono già iniziate le sfide ai birilli. Una bambina tenta di sollevare una palla da bowling mentre la sorellina, occhi a mandorla e vestitino rosso, la incita da una panchina.

Le piste da Bowling del Play-Up di Loreto (foto: playupweb.com)

I videogiochi giacciono in un angolo, abbandonati. Unico titolo classico sopravvissuto, Puzzle Bubble, in una cabina gigante per due giocatori. «Ma viene usata così poco che spesso la teniamo direttamente spenta», spiega Elisa, che da Play-Up ci lavora. Ppiù fortuna  hanno le altre postazioni: il misuratore della forza, con tanto di martello, il simulatore di basket e la ruota della fortuna. Tutte rilasciano ticket che consentono di vincere premi, dal tapiro d’oro, al cubo di Rubik, al forno a microonde.

«Io non ho mai bigiato», mette le mani avanti Gaia, 17 anni e un ciuffo che nasconde l’occhio sinistro. «Ma so che nessuno va più nelle sale giochi. Molto meglio stare a casa di qualcuno, a giocare con la Wii». L’amico, cappellino da baseball e All-Stars arancioni, annuisce ma si rifiuta di rilasciare dichiarazioni.

«I nostri clienti giocano a bowling», conferma Elisa. «In pochissimi vengono qua per i videogiochi. La mattina teniamo chiuso perché andremmo in perdita». In meno di una generazione, alle mamme casalinghe, sempre più rare, si sono sostituite le console domestiche, sempre più diffuse. Case vuote e divertimento a domicilio hanno prodotto un cambiamento antropologico: ora la scuola si salta spaparanzati sul divano del migliore amico, joypad in una mano, birretta nell’altra.

Il settore arcade (foto: playupweb.com)

Il fenomeno  sta provocando una crisi globale del settore: due delle più grandi sale giochi americane, la Chinatown Fair di New York e la Arcade Infinity in California (niente birilli ma console all’antica e atmosfera ferma agli anni ’80), hanno chiuso i battenti a fine febbraio. A Milano, la Rocky Games, in zona Garibaldi, non ha avuto sorte migliore: troppo piccola per avere una pista da bowling, è ora un ristorante.

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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