“Fate of the World”: nei panni di Mr. Apocalisse

Ne ha parlato persino il New York Times. La casa di produzione Red Redemption sta per lanciare sul mercato “Fate of the World”, “Il Destino del Mondo”, un simulatore di salvataggio del pianeta.

Siamo nel 2020. la Terra è stremata dal cambiamento climatico e una popolazione che continua a crescere. Voi siete nei comodi panni del presidente dell’Organizzazione Mondiale per l’Ambiente, una specie di Onu ecologista ma con molti più poteri di quella vera (potete costringere i vari Paesi ad adottare le politiche sociale e ambientali che ritenete più adatte).

fate of the World

Le dinamiche di gioco si basano sui dati del dipartimento di fisica atmosferica, oceanica e planetaria dell’Università di Oxford. Il giocatore deve redigere delle specie di piani quinquennali per ogni regione del pianeta. Energia nucleare contro fonti rinnovabili o investimenti sulla ricerca per le centrali a fusione. Divieto di consumare la carne per diminuire l’impatto degli allevamenti intensivi (ma aspettatevi che la popolazione si ribelli alla mancanza di hot dog).

Se le cose vanno male – come quasi sicuramente accadrà – dovere decidere se tenervi puliti, con il rischio che il paneta vada a scatafascio del tutto, o giocare sporco per salvare il salvabile. Per esempio, aggiungendo di sfroso sostanze contraccettive nell’acqua potabile delle popolazioni che non mostrano di volersi adegiare al controllo delle nascite. Chi ha più pelo sullo stomaco può addirittura provocare epidemie mortali per spazzare via la popolazione in eccesso.

E nel caso decidiate che ne avete le scatole piene di questa piagnucolosa umanita, potete aprire il simpatico scenario “Dr. Apocalypse”. L’obiettivo è alzare al massimo i livelli di anidride carbonica.

E fare una bella frittata catartica.

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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