La Bp, la Chevron e l’olio. Di gomito.

Greenwashing, “lavare col verde”. Proporsi come portatori di valori ambientalisti o distogliere l’attenzione delle proprie responsabilità con operazioni di facciata. Il videogioco Energyville ne è un tipico esempio. E’ in giro da un po’ ma l’azienda petrolifera che lo usa per farsi pubblicità, la Chevron, non ha avuto il buon gusto di toglierlo dalla rete nemmeno dopo il disastro della Deepwater Horizont.

Scopo del gioco è amministrare le risorse energetiche di una città fino al 2030. L’introduzione avvisa che la simulazione è basata su dati scientifici dell’Economist Group. Bastano un paio di partite per capire che l’obiettivo – nemmeno tanto nascosto – è quello di convincerci che del petrolio non potremo mai fare a meno.

Il sistema è visibilmente soddisfatto: abbiamo appena creato una piattaforma offshore apposta per farlo felice (in alto a sinistra)

Se si cerca di aumentare le fonti rinnovabili, il programma si ribella lanciando messaggi di errore (“Non c’è più spazio per le turbine!”,“Ehi, davvero vuoi sprecare altri soldi per i pannelli solari!?”). Se si è particolarmente ostinati, scatta il terrorismo psicologico: “Le macchine non hanno più benzina!”. E tutto si blocca. Traffico, luci, vita.

Solo quando il giocatore getta la spugna e costruisce una piattaforma petrolifera si passa al livello successivo. Anche negli scenari seguenti, ambientati in un futuro più lontano in cui è possibile la rimozione dei pozzi petroliferi provoca comunque una catastrofe. Un lungo disclaimer spiega, a scanso di polemiche, che la simulazione potrebbe non simulare poi così bene la realtà. Nell’ultima riga si avverte anche che Energyville non esprime necessariamente le opinioni della Chevron (!).

In alto a desta, il simpatico logo (verde) della Bp

Per fortuna -penserete – stiamo parlando della Chevron e non della Bp, che della Deepwater Horizon era proprietaria. Vero. Ma non che i nostri beniamini siano da meno. Già nel 2007 la Bp si era accordata nientemeno che con la Ea per entrare con le riproduzioni dei suoi impianti all’interno del gioco “Sim City Societies”. Visto che la società ci teneva a fare la sua bella figura, all’interno del gioco solo le stazioni eoliche, i pannelli solari e le centrali alternative portano il logo aziendale. Quelle “sporche” sono anonime

Disse all’epoca Carol Battershell, vice presidente del reparto strategico di BP – Unità Energia Alternativa: “Vogliamo che le persone capiscano più approfonditamente il problema del riscaldamento globale. Questo particolare programma educativo ricerca nel suo target le prossime generazioni, aiutandole a capire mentre giocano.”

Applausi e tanta, tanta fortuna. Questa volta ho l’impressione che qualche saponetta non basterà.

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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2 risposte a La Bp, la Chevron e l’olio. Di gomito.

  1. italianstardust ha detto:

    Troppo avanti, Ross! Anche in estate…🙂

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  2. rossarossana ha detto:

    Al ritmo di tre post al mese…🙂

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