C’era una volta il tempo delle mele. Adesso c’è “We dare”

No, non è uno scherzo. E’ vero. Ed è stato creato a Milano, da un team di 40 persone.

Si chiama  “We dare” (“Osiamo), tradotto in italiano con “Osé – Che fai, ci provi?”, ed è il primo gioco “hot” per playstation Wii (e, più avanti, per Playstation 3). “Un party game trasgressivo”, lo ha definito la Ubisoft (casa madre anche del capolavoro Assassin’s Creed e di piccoli gioiellini tecnologici come “Just dance” e “Michael Jackson The Experience”).

Unimmagine promozionale di "We dare"

We dare, per due, tre o quattro partecipanti, offre 40 minigiochi “piccanti” che dovrebbero contribuire a surriscaldare l’atmosfera.  “Scegli il tono della tua festa: romantico, audace, malizioso, folle e brillante”, invitano le istruzioni. Tra le sfide, anche uno spogliarello.

Il mondo è bello perché è vario. Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che, anche forse a causa della grafica fumettosa,  il gioco è stato classificato come adatto dai 12 anni in su. Scatenando le ire dei genitori, questa volta più che giustificate: se il trailer  suggerisce che si tratta di un titolo per adulti, l’impostazione e lo stile generale del videogioco – più simile a un cartone di Hello Kitty che a un film alla Eyes Wide Shut – sembra creato proprio per un target di preadolescenti.

La Ubisoft, che lancerà “Osé” sul mercato italiano il prossimo 3 marzo, spaventata dalle polemiche, ha annunciato che il gioco non arriverà negli Stati Uniti. Ha anche oscurato il trailer ufficiale che aveva caricato su YouTube, impedendone la visione a chi si collega dagli Usa. Un po’ troppo tardi, a giudicare dal numero di visualizzazioni, che ormai sfiora il milione e mezzo.

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Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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