I bimbi down, facebook, i troll e la censura

L’hanno oscurato. Dalla tarda mattinata non è più visibile il gruppo di Facebook  “Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”. Non si tratta di un videogioco, ma stavolta ho deciso di fare un’eccezione.

E ho deciso di fare un’eccezione perché stamattina non ho trovato sui giornali nessuno che dicesse una cosa che per me era scontata. Ovvero che, per quanto incredidbilmente odioso, non si trattava di un movimento di stampo nazista ma di una semplice “trollata”, ingigantita a dismisura alla stampa.

Dicasi troll (quoto da Wikipedia) un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l’obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti (detta anche “flame war”). Una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione tale da suscitare facilmente tensioni sociali”.

Un troll di internet

E in effetti, se qualcuno si fosse preso la briga di andare a controllare, sul muro di “Giochiamo al tiro al bersaglio….”, avrebbe visto pagine e pagine di messaggi di insulti agli organizzatori. Nessuno, o una sparuta minoranza dei famosi 1700 iscritti li appoggiava. Si sono tutti registrati per poter urlare alla rete il loro sdegno. Poi si sino dimenticati di disisrcriversi, non pensando di finire sui giornali.

Il clamore (autoalimentato: il gruppo all’inizio era piccolo, ma più la notizia si diffondeva, più gente accorreva per dire la propria) ha sicuramente fatto il gioco dei troll. Che adesso, per fortuna, dovranno rispondere di quanto hanno fatto. Sperando che questa vicenda non serva a diffondere il mito della rete come ricettacolo di tutti i mali e la richiesta di relative leggi censorie.

Un consiglio agli amici internauti. Idioti e provocatori ci saranno sempre. Per questo, Facebook ha previsto in ogni pagina il tastino “report”, che permette di segnalare i contenuti inappropriati senza iscriversi al gruppo. Usiamolo.

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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