Niente videogiochi, siamo somali

Videogiochi banditi, per evitare che possano causare danni alla “Fabbrica Sociale” della nazione somala.

Secondo quanto si legge in un articolo dell’ AFP, il gruppo islamico Hezb al-Islam, una delle fazioni attualmente in lotta contro il Governo di transizione federale, ha vietato l’utilizzo dei videogiochi, relativamente popolari nei cyberaffé di Mogadiscio e dintorni. I ragazzini facevano la coda per giocare mezz’ora alla playstation. Dal 31 gennaio scorso, però, le serrande sono tutte chiuse.

“I videogiochi sono progettati in modo da distruggere le nostre tradizioni. Chiunque violi il divieto verrà punito. Le attrezzature saranno confiscate” si legge nel proclama. Tutto ciò mentre colpi di mortaio rimbalzano da una parte all’altra della città, colpendo a caso chi rimane intrappolato nel fuoco incrociato di caschi blu, truppe federali e integralisti islamici.

Combattenti somali

La gioventù locale è rassegnata. “Guardavamo i film. Ce li hanno proibiti. Poi abbiamo scoperto la Playstation. Ci hanno proibito pure quella”, dice Abdirahman Hirsi, diciannovenne di Lafole. Vietate anche le danze, chi viene colto in flagrante viene frustato. E si rischia anche se si osa giocare a calcio in pantaloncini.  “Chi sa cosa faranno i giovani adesso”, si chiede un adulto. “Almeno così si divertivano ed evitavano di andare a combattere”.

Finalmente messi al riparo dei deleteri effetti di film e videogames, i ragazzi degli slums avranno più tempo per unirsi a una delle fazioni in lotta. Dando il proprio personale contributo a ciò che il portavoce dell’UHNCR Mark Bowden  ha definito la peggior crisi umanitaria del mondo.

Perché perdere tempo, quando fuori ti aspetta la realtà?

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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