MW2: L’unico americano buono è quello vivo

La guerra descritta dai videogiochi, si sa, è ben lontana dalla guerra vera. In una sessione di America’s Army non troveremo braccia staccate, case date alle fiamme, bombe al fosforo. E tutti i villaggi saranno misteriosamente privi di civili.

Ciò non avviene nel famigerato Call of Duty: Modern Warfare 2, rinomato per il suo estremo realismo. Qui bisogna decidere in una frazione di secondo se quella persona che ci sta correndo incontro è un terrorista o un civile disarmato ed è inevitabile provocare “danni collaterali”. Addirittura, nel livello “No Russian” si partecipa a una strage di innocenti assieme a un commando di terroristi. I superstiti al massacro arrancano strisciando tra pozze di sangue. Realismo estremo, si diceva.

Però c’è un però.

La missione nelle favelas

La missione nelle favelas

Il problema è che mentre russi e brasiliani delle favelas muoiono come mosche, i livelli ambientati sul suolo statunitense sono progettati in modo da evitare di mostrare al giocatore anche un solo cadavere di civile americano.

A voler essere maligni, la circostanza è quantomeno sospetta. E Medhi Chebil, di France24 vuole essere maligno. Ha accusato la Activision di autocensurarsi e di lasciar intendere implicitamente che sparare ai civili è divertente, purché non siano americani. O, nella migliore delle ipotesi, che un cittadino americano vale più di uno straniero. Persino se fatto di pixel.

Al solito, casa produttrice la Activision ha glissato. “Non abbiamo intenzione di dare spiegazioni riguardo all’uso di civili nei nostril giochi. Questa polemica è del tutto pretenziosa”, ha dichiarato il PR manager di Activision France Julien Chevron.

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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