Chavez e l’agguato dei videogiochi capitalisti

Vi ricordate la battaglia di Hugo Chavez contro i videogiochi?

Il leader venezuelano ha ribadito il suo pensiero durante il programma radiofonico Alo Presidente, accusando la PS3 di instillare nei giovani il germe del capitalismo e della violenza. “Questi giochi che chiamate Playstation sono veleno” ha detto. “Una volta hanno utilizzato il mio volto in un videogioco: dovevi trovare Chavez per ucciderlo”.

In effetti, pur avendo inziato una crociata decisamente esegerata, Hugo non ha tutti i torti nel pensare male dei giochi americani. Il titolo a cui si riferisce è probabilmente “Mercenaries 2: World in Flames“, della casa di produzione Pandemic.

I protagonisti di Mercenaries 2

La trama verte sulle avventure di un commando americano a spasso per le strade di una realisticissima Caracas. La loro missione: uccidere il sanguinario dittatore locale e riportare le risorse petrolifere del paese sotto il controllo Usa. Non essendo soldati regolari ma «contractors», i personaggi sono liberi di distruggere interi palazzi e bombardare i civili.

Chavez, nella realtà eletto in libere elezioni, non viene citato direttamente, ma ha molti punti di contatto con il “villain” del gioco. Primo fra tutti, quello di aver osato nazionalizzare le risorse petrolifere, sottraendole a Exxon, Total e Chevron.

Quando il gioco è stato messo in vendita, nel 2008, molti parlamentari venezuelani avevano espresso il timore che fosse uno strumento per preparare psicologicamente l’opinione pubblica a un’invasione. “Mercenaries 2” aveva portato i due Paesi sull’orlo di uno scontro aperto, con tanto di espulsione reciproca degli ambasciatori, petizioni per il ritiro e accuse di tentato colpo di stato da parte del Venezuela.
E, con tutta probabilità, ha scatenato la fobia di Chavez per i videogiochi.

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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