Se il governo iraniano finanzia i videogiochi

L’Iran, si sa, non è un paese particolarmente liberale. Figuriamoci in tema di videogiochi. Nonostante ciò, alcuni titolo riescono a farsi largo in mezzo ai fuochi incrociati della censura governativa e delle pressioni occidentali.

Tra questi, la serie Questo of Persia, della Puya Arts, che consente al giocatore di rivivere i principali eventi della storia del Paese. Il primo capitolo, The End of Innocence, è ambientato negli anni ’80, durante la guerra tra Iran e Iraq. Il secondo e il terzo capito, Lotfali Khan Zand (di cui è stato rilasciato anche un demo) e Nader’s blade , raccontano la vita dei re Zand, vissuto nell’800, e Nader Shah Afshar, che regnò nel ‘700.

Quest of Persia

Di tutt’altra pasta Special Operation 85: Rescue the Nuke scientist, sviluppato dall’ Unione delle Organizzazioni Studentesche Islamiche. Il gioco è in realtà rappresaglia culturale contro il rilascio di uno scenario del gioco Kuma/War, in cui si immaginava un attacco all’Iran da parte degli Usa. In questo caso la missione è quella di liberare due ingegneri che gli americani hanno rapito durante un pellegrinaggio, nel tentativo di sabotare il programma nucleare del Paese.

Addirittura, il governo, che evidentemente ha ben imparato la lezione degli Stati Uniti in materia, ha deciso di finanziare videogiochi “benevoli”.  Saving the port, uscito nel 2007, è un gioco di strategia ambientato durante la seconda Guerra mondiale, quando l’Iran era occupato da inglesi e sovietici. “Per promuovere la cultura Islamica Iraniana contro gli attacchi occidentali”.

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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