War is not a game

Uno dei più efficienti strumenti di reclutamento mai creati. È America’s Army, videogioco creato con fondi pubblici e rilasciato gratuitamente dall’esercito Americano il 4 luglio 2002.

In termini tecnici, è un multiplayer online appartenente al genere dei first-person shooter (FPS). A ognuno degli utenti viene affidato il personaggio di un soldato, a volte ricalcato su eroi di guerra realmente esistiti, e assegnato a un plotone, insieme a un gruppo di altri giocatori.

Lo scopo: ripulire la malconcia immagine delle forze armate americane e convincere i giovani a unirsi alle fila dell’esercito. Funziona. Funziona così bene da aver stupito i suoi stessi creatori. Le statistiche dicono che il 28% di chi ha visitato Americasarmy.com ha cliccato sul collegamento goarmy.com, dove ci si può arruolare per davvero.

Una schermata di America's Army

Certo, gli svantaggi ci sono. Un colonnello dell’Air Force intervistato dal  Washington Examiner, loda l’innata capacità dei suoi giovanissimi videogiocatori di comandare i droni a distanza. Ammette però che i ragazzi sembrano incapaci di comprendere pienamente l’impatto delle loro azioni sul mondo reale.

Ancora più aspra la critica dell’associazione Iraq Veterans Against the War (IVAW), che ha da tempo dato il via alla campagna  “Truth on recruiting”. Una delle prime azioni si è tenuta il 18 agosto 2007: 90 veterani in maglietta nera si sono schierati davanti a uno stand informativo su America’s Army scandendo lo slogan: “War is not a game”

Informazioni su rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande farò la giornalista. Il piano B è quello di riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale, una lunga militanza in Amnesty International e un master in giornalismo alla IFG/Walter Tobagi. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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