Phone Story: Android, Molleindustria e il lato oscuro della Mela

Bannate dall’App Store, liberamente disponibili per Android. In molti, prima e dopo la morte di Steve Jobs, hanno criticato il sistema chiuso della Apple, con molte applicazioni sgradite che vengono sottoposte a una sorta di censura aziendale preventiva e non arrivano mai su iPhone e iPad. L’ultima a scomparire dagli scaffali virtuali è stata Phone Story, una app che ha di sicuro toccato molti nervi scoperti.

Il livello dedicato allo smaltimento dei rifiuti pericolosi (forte: PhoneStory.org)

Creatura di Molleinustria, Phone Story è un gioco che denuncia il lato oscuro di tutta l’industria elettronica in generale e del gigante di Cupertino in particolare. La semi-schiavitù dei lavoratori addetti all’estrazione delle terre rare usate per le componenti degli smartphone, i ritmi serrati nelle fabbriche di assemblaggio che portano i lavoratori al suicidio (qui la denuncia riguarda quasi esplicitamente i famigerati stabilimenti Foxconn di proprietà della Apple), gli effetti del martellamento pubblicitario sui consumatori, i pericoli dei rifiuti tossici. Per ogni livello – e per ogni problema – vengono fornite informazioni e possibili soluzioni.

Nessuna azienda prenderebbe bene un simile strumento di accusa e molte – se solo potessero – tenterebbero di bloccarlo. A differenza dei molte altre imprese, la Apple può. E non ci ha pensato su. L’applicazione è stata giudicata non conforme perché presenta scene di violenza sui minori (i bambini minatori di cui si denuncia lo sfruttamento) e contenuti discutibili o troppo crudi (a giudizio – si capisce – della Apple). Non gradite nemmeno le modalità di gestione del ricavato (0,73 euro): Molleindustria reindirizza parte dei guadagni ad associazioni terze e sembra di capire che questa non sia una possibilità prevista dal regolamento. Quindi, giù la saracinesca.

Come viene distribuito il ricavato del gioco (font: Phone Story.org)

Su Android, Phone Story continua a essere scaricabile allo stesso prezzo senza alcun problema. Il 30% del ricavato va a Google. Il 70% a Molleindustria, che lo rigira direttamente alle associazioni che si battono contro i soprusi delle multinazionali. Una delle prime beneficiarie sarà la Sacom (Students and Scholars Against Corporate Misbehavior), un’associazione di Hong Kong che sta lavorando proprio sul caso Foxconn. Come direbbe il saggio: “Cicca cicca”.

About rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande sarò una giornalista. Il piano B è quello di diventare paleontologa. Spero, in segreto, di riuscire a riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi, colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale e una lunga collaborazione con Amnesty International. Nel 2008 inizio a lavorare nella divisione web di una grande casa editrice, ma l’antica passione torna a bussare. È un attimo. Mollo tutto. Mi iscrivo al test per la scuola di giornalismo IFG/Walter Tobagi. Lo supero. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Sono ottimista. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
Questo articolo è stato pubblicato in A proposito di censura..., Anche i Joystick nel loro piccolo s'incazzano, Buttiamola in politica, Gioco quindi penso, Joystick di buona volontà ed etichettato con , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Includi tra i preferiti il permalink.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s