Facebook, Twitter, siti dedicati come Occupy Wall Street o Occupy the Web. Come c’era da aspettarsi, gli Indignati americani sono andati ben oltre le proteste della Primavera Araba. Quantomeno nell’uso massiccio delle tecnologie per l’organizzazione del movimento.
Mappe interattive che segnalano i raduni in tutto il mondo, cartelloni preparati da grafici professionisti pronti da scaricare, disegnati per avere il maggior impatto comunicativo possibile, spot in creative commons da diffondere con annessa colletta per pagarne il passaggio in tv (per avere un’idea di quanto l’uso delle nuove tecnologie sia ramificato potete leggere il bell’articolo di Roberto Catania su Panorama). E ora anche un “Occupy videogame” in preparazione, almeno secondo quanto riporta il Washington Post.
Non sarebbe la prima volta che un videogioco tenta di farsi portavoce di un movimento o, quantomeno, di insegnare le regola base di una protesta civile. Ci ha provato il Centro Internazionale del Conflitti Nonviolenti, con People’s Power. Si tratta di un “simulatore di movimento popolare” che ripropone scenari del passato sfidando a sconfiggere tiranni, governi corrotti e occupazioni straniere senza spargimenti di sangue.
Ancora in attesa di finanziamento, invece, “Civ-D”, un progetto di gioco della ricercatrice di Palo Alto Jane McGonigal che mira a istruire i ragazzi su cosa indossare a un corteo, come isolare i violenti, come organizzare un servizio d’ordine e come mediare con le forze di polizia. Utilissimo anche questo – specie di questi tempi.
In attesa di sapere cosa bolle nella pentola degli Indignati di Wall Street (e c’è da scommettere che la creatività del movimento non deluderà le aspettative), a Joystick Ribelli piace pensare che l’”Occupy videogame” possa assomigliare un po’ alla rimpianta Mayday Netparade, creata da Molleindustria per permettere anche ai precari sotto ricatto di partecipare al corteo del Primo Maggio. Si iscrissero più di 17mila persone. Ed era solo il 2004.
