The Artist is Present: performance virtuale e noia reale

Il divertimento è l’attesa del divertimento, diceva qualcuno. Punti di vista. Di certo, l’idea di fare un videogioco su una fila al museo può essere bizzarro. Lo è un po’ meno – ma solo un po’ – se il videogioco in questione si chiama The Artis is Present.

Il designer Pippin Barr ha infatti creato un giochino che riproduce una performance della famosa artista Marina Abramovic. Nota per le sue esibizioni sempre ai limiti, dopo aver danzato per ore, essersi tagliata, aver saltato tra le fiamme, aver gridato fino allo sfinimento ed essersi fatta circondare da pitoni affamati, la Abramovic ha deciso di esporre sé stessa al Moma di New York.

A tu per tu con l'artista (foto: pippinbar.com)

A tu per tu con l'artista (foto: pippinbar.com)

Per sette ore al giorno, fino al 31 maggio, Marina, silenziosa e immobile come un’opera d’arte, attende i suoi fan in una delle sale del museo. Ogni visitatore ha diritto a sedersi di fronte a lei e a rimanere lì fino a quando riesce a sostenere il suo sguardo. Una volta interrotto il contatto visivo, deve lasciare libero il posto. C’è chi resiste cinque secondi e chi ore intere.

In The Artist is Present, il nostro omino a 8 bit non si fa mancare niente: va alla cassa, prende il biglietto (piuttosto costoso), gironzola per le sale e poi si decide a mettersi in fila per incontrare la Abramovic. Il problema è che i tempi sono quelli reali (addirittura, gli orari di “apertura” del museo virtuale sono gli stessi di quello vero).

Io sono entrata da più di un’ora, e il mio omino è ancora al punto di partenza, che attende pazientemente che qualcuno si stufi e se ne vada. Non so cosa ne pensi la Abramovic, né se la performance reale e quella virtuale siano lontanamente paragonabili. Ma la noia – assicuro – è proprio la stessa. Forse facevo prima ad andare a New York.

Qui sotto, la performance reale:

About rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande sarò una giornalista. Il piano B è quello di diventare paleontologa. Spero, in segreto, di riuscire a riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi, colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale e una lunga collaborazione con Amnesty International. Nel 2008 inizio a lavorare nella divisione web di una grande casa editrice, ma l’antica passione torna a bussare. È un attimo. Mollo tutto. Mi iscrivo al test per la scuola di giornalismo IFG/Walter Tobagi. Lo supero. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Sono ottimista. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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