«La crisi economica è come un videogame», spiegava l’indomito Giulio Tremonti nell’aprile del 2008. «Il primo mostro sconfitto è stato quello dei subprime – continuava il ministro – . Il secondo il collasso del credito, poi le bancarotte bancarie e quindi il collasso delle Borse». Dopo ogni mostro, spiegava, ne spunta sempre uno più forte: le carte di debito, le bancarotte societarie e i derivati». Il Nostro ha insistito più volte nell’ardita metafora, forse illudendosi di essere simpatico.
In questi giorni, per fortuna, si è reso conto che non era più molto il caso di tirarla fuori. Ha fatto la faccia di quello che non solo è stato spatasciato dal guardiano del primo livello delle segrete di Bruxelles ma non ha fatto nemmeno in tempo a schivare la banana esplosiva. Ha mormorato qualcosa del tipo «se ci fossero stati gli Eurobond e avessi avuto ancora con me la mia spada laser sarebbe finita diversamente» e poi ha deciso di tacere. Chissà se gradirà il simpatico omaggio di Linkiesta. In ricordo dei tempi migliori. Purtroppo anche per noi.
