Il Tg1 e il terrorismo. Ovvero di come le cause cambiano in base al colore dei capelli dell’attentatore.

Ci risiamo. Un crimine raccapricciante come la strage di Utoya, la meglio gioventù Norvegese spazzata via da un mostro malato. Uno che probabilmente non sopportava di vedere i ragazzi del campeggio impegnati e felici e integrati con il mondo mentre lui – membro puro di una razza superiore – aveva passato la gioventù isolato, abbandonato dal padre e con evidenti difficoltà di socializzazione. Al posto di andare da un bravo psichiatra, ha trovato più facile imbracciare un mitra e giustificare il suo rancore di reietto della società ricorrendo a deliri e farneticazioni. Questo è quanto. Pacifico per ogni persona con un minimo di buonsenso.

Un soldato apre il fuoco (CONTRO i nazisti) in World of war (da vngetwar.it)

E invece no. Secondo il Tg1 la colpa è dei videogiochi. Sì. Loro. Potrebbero esserci altre cose contro cui puntare il dito come concause del dramma. Magari il fatto che Breivik avesse potuto accedere abbastanza facilmente a un arsenale degno di un commando militare. Ma perché turbare le industrie delle armi? Magari il fatto che si definisse un “estremista cristiano”. Ma perché scomodare la religione? Quella va bene per gli estremisti islamici, questo era biondo.

Meglio i videogiochi di guerra. Si va sul sicuro. Poi così incolliamo alla sedia le mamme che rabbrividiscono quando vedono il proprio pargolo con in mano un joystick. Di solito i commentatori e gli psicologi della domenica ci infilano dentro anche una spruzzata di metal che non fa mai male. Ma qua non si può perché è saltato fuori che l’autore della strage era appassionato di musica classica. E la musica classica fa tanto Arancia Meccanica ma non è abbastanza telegenica.

Così stavolta tocca ai videogiochi e si prosegue allegramente, scambiando la causa con l’effetto e sperando che i telespettatori se la bevano. Che certo nessuno verrà trasformato in un mostro omicida da Call of Duty o Manowar, ma è statisticamente più probabile che un mostro omicida preferisca Call of Duty o Silent Hill a Super Mario e i Burzum a Christina Aguilera. Semplicemente perchè più in linea con la cupezza del proprio animo già irrimediabilmente corroso ben prima di accendere la Playstation.

Ma tanto nessuno si accorgerà della piccola inversione logica. Giusto?

Ps: su Facebook è stata creata apposta questa pagina per protestare contro il servizio del Tg1.

About rossarossana

Milano, 1988. Ho cinque anni. Quando me lo chiedono, rispondo che da grande sarò una giornalista. Il piano B è quello di diventare paleontologa. Spero, in segreto, di riuscire a riportare in vita i dinosauri. Nei circa vent’anni successivi, colleziono una laurea in Editoria e Comunicazione Multimediale e una lunga collaborazione con Amnesty International. Nel 2008 inizio a lavorare nella divisione web di una grande casa editrice, ma l’antica passione torna a bussare. È un attimo. Mollo tutto. Mi iscrivo al test per la scuola di giornalismo IFG/Walter Tobagi. Lo supero. Ora spero di poter coronare il mio sogno di sempre. Sono ottimista. Ai dinosauri penserò la prossima volta.
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