L’abbigliamento da indossare durante un corteo. Le tecniche per convincere le forze dell’ordine a non attaccare i manifestanti e magari passare dalla loro parte. Il servizio d’ordine, il tipo di slogan da urlare per non passare dalla parte del torto. Insomma, l’abc della resistenza nonviolenta.
Se videogiochi come “America’s Army sono utilizzati per avvicinare i ragazzi alle forze armate e convincerli ad arruolarli, perché non presentare loro anche un’alternativa, usando il mezzo più vicino a loro? E’ l’idea di Jane McGonigal, dell’Institute for the Future di Palo Alto, in California, che sta progettando “Civ D”, un videogioco sulla disobbedienza civile. E cerca la collaborazione di una casa di produzione che la aiuti a realizzarlo. Un esperimento non del tutto nuovo.
E’ già in vendita da diversi anni People’s Power, creato dal Centro Internazionale del Conflitti Nonviolenti in collaborazione con numerosi scienziati politici, sociologi, economisti ed esperti di disobbedienza civile. E’ un “simulatore di movimento popolare” che ripropone scenari del passato e sfida a rovesciare tiranni, potenze straniere, regimi corrotti. Ogni decisione ha delle conseguenze: una manifestazione può indurre il governo ad arrestare i leader del movimento, un boicottaggio è più sicuro, ma meno incisivo.
A scanso di equivoci, i creatori hanno inserito un disclaimer che spiega come l’obiettivo è solo quello di diffondere e insegnare i principi della nonviolenza e che non necessariamente le tattiche usate nel gioco funzioneranno altrettanto bene nel modo reale. Purtroppo.
Anche se, è da dire, tra gli strumenti non venivano ancora presi in considerazione Facebook e Twitter. Chissà se “Civ D”, che dice di ispirarsi alla crisi in Maghreb, rimedierà alla svista.


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