Hanno creato gruppi a loro dedicati, tra i quali spiccano una gilda in Wow, Noesis, e una in Final Fantasy XI, Triangle. Sono i Gaymer, ovvero i videogiocatori GLBT (gay, lesbiche, bisessuali e transgender). Hanno anche un forum, nel quale discutono di videogiochi e omosessualità.
Il problema più evidente non è la discriminazione – è raro che i titoli in commercio infrangano la barriera del politically correct – quanto la sottorappresentazione. A parte Trans, videogioco giapponese il cui titolo dice già tutto sulle inclinazioni dei protagonisti, sono rarissimi i giochi con protagonisti non etero.
Bizzarramente, è il tanto chiacchierato e machissimo Grand Theft Auto a presentarci uno dei primi personaggi dichiaratamente gay. E’ però un comprimario: un proprietario di una discoteca che va difeso da un gruppo criminale deciso a fargli la pelle.
In alcuni giochi più progressisti, come in The Sims, Singles: FlirtUp Your Life o Fable, c’è la possibilità di giocare “in modo omosessuale”, creando coppie gay o facendo travestire il proprio personaggio. Ma quasi mai questa opzione è indicata nero su bianco nel libretto delle istruzioni. Anzi, forse per non urtare gli utenti più conservatori, viene accuratamente nascosta tra le pieghe delle regole di gioco.
In The Sims è possibile far convivere senza problemi il proprio personaggio con un altro dello stesso sesso, ma il computer non genera mai spontaneamente personaggi omosessuali. In Dragon Age Origins, invece, è possibile tentare di sedurre gli altri guerrieri. E spesso ci si riesce. Fate l’amore, non la guerra.

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